giovedì 22 ottobre 2009

ATOMIC ROBO

ATOMIC ROBO nr. 1 (2007-2008; edizione italiana 2009, 184 pagine a colori, € 16)
Sceneggiatura di Brian Clevinger, disegni di Scott Wegener.

Non sono tante le serie occidentali dedicate a robot dotate di una vera ragion d’essere. Così, su due piedi mi viene in mente il Popbot di Ashley Wood, ma se cerco di andare oltre è nebbia. Deathlock della Marvel, quando c’era Sienkiewicz. Poi vuoto… tutto il resto è orientale.
Poi un giorno sugli scaffali appare questo Atomic Robo, che già dalla copertina colpisce: un robot aggredisce un mucchio di altri robot brandati con la bandiera sovietica o cinese, stringendo in mano un missile. Impossibile non pensare “cazzo, questa è roba forte!”. Addentrandosi nella lettura questo sentore si amplifica, non appena si fa la conoscenza del protagonista. Costruito da Nikola Tesla nel 1923, Atomic Robo è, ai nostri giorni, direttore della Tesladyne, azienda che punta a spingere all’estremo l’uso di scienza e tecnica in qualsiasi sua applicazione. Oltre a questo l’imprenditore atomico è anche un agente sul campo che, affiancato dagli scienziati combattenti della Tesladyne, affronta ogni forma di ignoto e di minaccia.

“Wizard” l’ha definito l’incrocio di Indiana Jones e Iron Man. Personalmente, da quando l’ho letto, ho sempre voluto considerarlo come un Hellboy di successo.
Cosa accadrebbe se Hellboy fosse a capo del B.P.R.D. (e, ovviamente, se fosse un robot)?
Atomic Robo riporta in auge il fumetto d’avventura in quello che sembra un incrocio tra "Weird tales", i war comics degli anni Cinquanta-Sessanta e un Hellboy di latta, forse un po’ meno cinico e incazzato con la vita. In effetti quello che caratterizza fortemente il personaggio di Atomic Robo è la sua assoluta umanità. Se – tanto per restare lì – Hellboy è segnato da un costante conflitto interiore dovuto al suo non sentirsi umano, Atomic Robo vive la sua diversità in modo sereno, e probabilmente risulta molto più umano di tanti altri personaggi. Non è una macchina; fa battute, si indigna e addirittura – e non è cosa da poco – indossa vestiti. Mi ha colpito, per quanto semplice, l’idea di un robot che, in missione contro i nazisti, si presenti in uniforme, o che sfoggi una t-shirt durante un’intervista o un briefing. Sono piccoli dettagli apparentemente irrilevanti ma conferiscono sempre maggior spessore al personaggio.
Il tutto viene condito da una dose di umorismo e siparietti che hanno del meraviglioso e non risultano per niente forzati.

Le situazioni in cui si trova ad agire spaziano tra i normali scenari di guerra – in cui lo vediamo muoversi durante i flashback – a fronteggiare scienziati pazzi nazisti e insetti giganti che sembrano sbucare fuori dai film di fantascienza degli anni Sessanta.
Ovviamente in tutto questo c’è ben poco di originale. Robot e avventura sono due pilastri sui quali il fumetto campa da decenni e decenni, ma è la freschezza e la spontaneità con cui Clevinger e Wegener riescono a raccontare le gesta di Robo a renderlo più piacevole di tante altre cose. C'è una comicità quasi da sit-com che sostiene la narrazione, di quel tipo che gioca con le variazioni sul tema in modo intelligente e che sa cosa siano i tempi comici, pur essendo un fumetto d'avventura.
Certo, questo primo volume ha anche i suoi lati negativi, vale a dire sostanziali buchi di narrazione o situazioni appena accennate verso cui non si può che sperare in uno svelamento. Non resta che incrociare le dita nella speranza che il secondo volume tappi un po' di questi buchi e, nel frattempo, godersi quella che è indubbiamente un'ottima lettura.

4 commenti:

Rayek-san ha detto...

segnalo il sito dello sceneggiatore: http://www.nuklearpower.com/
con speciali gratis del personaggio (usciti per il "free comic book day" credo).
Assolutamente da leggere anche "Warbot in Accounting" per iniziare la giornata con ottimismo, e se avete tempo di recuperare 1186 pagine lo storico 8 Bit Theater.
"How I killed you master" adesso è ancora un po' fiacco, ma la storia deve ancora decollare.

alfredo goffredi ha detto...

azz! non avevo realizzato che fosse QUEL Clevinger di 8-bit theatre.
:lode:

Rayek-san ha detto...

non solo, viene anche a Lucca!

http://www.nuklearpower.com/

alfredo goffredi ha detto...

pork! >_<