giovedì 2 febbraio 2012

Friendly neighborhood WTF?!

Prendere un granchio su un ragno non è cosa da poco, prenderlo su due è diabolico.

Il fatto è che Comic Book Resources parla di uno dei prossimi eventi Marvel/Ultimate, questo: 

Giusto per tirarmela: Hey USA Marvel fan, open your eyes!
Take a look  at this logo and then scroll down...

Sopra un logo di ragno composto di due simboli differenti (ho aggiunto didascalie in inglese per irretire lettori americani) compare la scritta Spider-Men. A destra (con i colori invertiti) quello di Miles Morales, il giovane Spider-Man blatino dell'universo Ultimate. 

... yeah ok, the right half is Miles' symbol ... aaaand ...


A sinistra quello di Peter Parker.

CALMA.

Di QUALE Peter Parker? 
Come mi faceva notare oggi stesso il buon Nicola Degani, che è sempre attento e ogni giorno ci dimostra di avere più memoria e attenzione di tutti noi per quanto riguarda le cose importanti, la metà di sinistra è sì il logo adottato da Peter Parker... ma è quello dell'universo Ultimate!

Che potete infatti riconoscere da qui:

... the left one is Peter Parker's one.
Peter Parker from Ultimate Universe's one!


Si. C'è scritto "DEATH".
Lo so, teoricamente nell'universo Ultimate i morti restano morti, o meglio, è sempre stato così fin dalla sua creazione.
Per prima cosa, ovviamente, si è pensato a "non è morto" (l'esatta sintassi non era proprio questa, ma non era nemmeno trascrivibile, per decenza).

La seconda idea è stata "cloni". Di nuovo? 

In quale dei due modi era peggio essere presi in giro? Magari nel terzo.
Che se non ricordo male è andato all'incirca così:
N: beh il senso di Spider-Men al plurale... magari vuol dire che ci sono stati più ragni radioattivi e
A: Spider-Island... ancora?
N: eh
Il terzo caso, come leggiamo qui sopra, prevedeva che venisse bissata (o quasi) una condizione già avvenuta nell'universo "ufficiale" (616, per i veri nerd). Niente di nuovo, del resto quando l'universo 616 era stato infiltrato dagli Skrull (durante Secret Invasion) nell'universo Ultimate (1610, per i veri nerd) Loeb infiltrava gli Ultimates con delle copie robotiche.
Ma non s'era detto basta (simil)ret-con? EH.

Aggiungerei tra le possibili scelte originali il fatto che Peter torni sotto forma di zombie, doppio alternativo, doppio di un diverso momento della stessa linea temporale, gemello malvagio cresciuto a teste di pesce in soffitta, nano da giardino, incarnazione della forza Fenice, Jim Moriarty, metanarrazione, variante onirica.

E quindi? E quindi boh, non resta che aspettare giugno. Il fatto è che secondo noi il crossover molto probabilmente:
- non sarà un crossover
- sarà tutto ambientato nell'universo Ultimate
- non coinvolgerà il Peter Parker di Terra-616

E se proprio Peter non comparisse? In fondo dietro a una maschera può esserci chiunque.

martedì 31 gennaio 2012

Mai dimenticare le origini – an easter egg

È passato un sacco di tempo dall’ultimo aggiornamento, ma eccomi di nuovo qui. Avrei voluto iniziare l’anno (in ritardo) con un post su Animal Man, ma ho realizzato una cosa: tra poche ore chiuderà Splinder, celebre piattaforma italiana di blog hosting su cui, ormai sei anni e mezzo fa ho iniziato a scrivere di cose.
Allora, il blog si chiamava takealookat e parlava un po’ di tutto, senza una regola ferrea. Per iniziare l’anno ricordando degnamente e orgogliosamente dove ho iniziato ho scelto di riproporre il primo pezzo che mi sia mai capitato di scrivere su un fumetto. È forse un pezzo un po’ ingenuo, col senno di poi, ma ho preferito non toccarlo, evitare cose come correzioni e risistemazioni, per mantenerlo fedele all’originale.





Voglio iniziare questo blog in bellezza. Un salto mortale all'indietro, atterraggio su saponetta e conseguente slittamento in avanti - il tutto sempre mantenendo l'equilibrio mentre gli spalti trepidano ed esultano, con il fiato alla gola. Trattenendo il respiro.

L'intera linea Ultimate è partita, a mio parere, con la funzione di bussola per orientare i nuovi lettori, stregati dalle versioni in celluloide di Spider-Man e X-Men, ed impedire che si perdessero in un mare di cloni, sottotrame claremontiane, migliaia di x-testate, zie May redivive, quintali di goblin e mutanti. Storie nuove, diverse e attuali. Un primo approccio poteva far pensare all'ennesima linea alternativa destinata a durare poco (vedi i vari what if?, di lunga durata forse solo perchè composti di storie indipendenti ma comunque con una considerazione minima, e 2099). E invece che è successo?
La linea ha retto ad un primo impatto e nuove serie Ultimate hanno seguito a ruota le due pioniere, unite a speciali, crossover e miniserie.


Tornando alla sorgente...Ultimate Spider-Man. Preferisco non considerare un numero in particolare - anche se molti meriterebbero una maggiore attenzione - quanto la serie in sè, somma dell'operato di Mark Bagley, storico disegnatore del Ragno, e di Brian Michael "miglior sceneggiatore dell'anno" Bendis, noto soprattutto per il lavoro che ha svolto e sta svolgendo su DareDevil. 

Non leggevo un albo del Ragno da veramente tanto tempo. L'ultimo doveva essere stato il 250, preso giusto per capire perchè c'era un Goblin in copertina quando i primi due - e unici - erano entrambi morti e sepolti.
Fattostà che un giorno, in un momento di pigrizia, aggirandomi tra gli scaffali del negozio di fumetti mi capita in mano questo Ultimate Spider-Man Collection 1. Lo sfoglio, lo leggiucchio e mi decido a comprarlo. Il giorno dopo sono andato a prendere anche il due e il tre, quindi mi sono fatto prestare in blocco tutti i numeri che mancavano fino al numero 22 della serie regolare. L'impatto è stato devastante. Sorprendente e devastante. Tutti, vuoi perchè lettori affezionati, svogliati o dell'ultima ora o comunque indottrinati dalle varie versioni cinematografiche o animate, sanno come sono andate le cose, del ragno radioattivo/geneticamente modificato, di Zia May e Zio Ben.
Anche Bendis lo sa. E sta qui il bello del primo arco narrativo, negli eventi così dilatati, nell'attenzione ai dettagli quasi psicanalitica, all'evoluzione dei personaggi, perchè tutto sia + chiaro, più umano; e allo stesso tempo sia qualcosa di nuovo, di mai visto o perlomeno inaspettato. E il tutto perfettamente attuale: Peter ha quindici anni, e quindici anni ora non sono niente, a quindici anni sei ancora un bambino con il mocciolo al naso, certo se sei orfano e vivi con la tua vecchia zia potrai essere un po' più adattabile a certe situazioni ma non sarai mai un ragazzo autosufficiente degli anni '60. E così le già grandi responsabilità diventano immani, in un lento e cerebrale trascorrere delle giornate scolastiche, al lavoro e a difendere la città dal crimine "cercando di condurre una vita normale e al contempo di far quadrare le spese". Ancora di più...devastanti se si considera che Goblin è un Hulk in miniatura, che Kingpin non sarà più grosso - per fortuna altrimenti per disegnarlo ci vorrebbe un A3 - ma sicuramente sembra molto determinato, un Tony Soprano (o forse rende meglio il paragone con Tony Ciccione ;P) mastodontico e meno caricaturale che in passato ; o molto meno villanamente parlando (nel senso del villain) considerando che metà dell'universo ultimate conosce la relazione che c'è tra il Ragno e Peter Parker. E non è nemmeno bello che un Nick Fury che più che il classico Nick 'brizzolato' Fury sembra un Samuel L. 'pelato' Jackson ti venga a dire "ora ti salvi perchè sei minorenne ma una volta raggiunta la maggiore età sei mio". Piuttosto inquietante. Il tutto senza calcolare che Reed Richards è tirchio e tiene il tessuto a molecole instabili solo per sè e la sua crew.
E' la psiche a cui è interessato Bendis. Non ci sono dubbi. 
Certo l'azione è tanta e anche le battute di spirito, che non possono mancare visto il soggetto. Ma la psicologia, non solo di Peter ma dell'intero cast di comprimari, è il vero pane di questo migliorsceneggiatoredell'annoseppurforsepiùperdaredevil. La mancanza dei genitori per Peter non era mai stata così tangibile; il senso di responsabilità e di inadeguatezza di una Zia May decisamente meno fossilizzata e bigotta - e diciamocelo, non che Zia May in passato abbia riscosso molto successo. L'ansia di Mary Jane o i problemi derivati dalla sua interazione con una sbandatissima Gwen Stacy, o dall'interazione di quest'ultima con la casa di Peter. Lo stesso J.J. Jameson sorprende per il suo essere un personaggio a tutto tondo, in evoluzione, da giornalista ed editore reazionario a padre stroncato dalla morte del figlio, perchè "Gli astronauti sono eroi. La gente con stupide maschere no"(USM 25) ma che comunque non esita a fare la scelta giusta al momento giusto rivelando che in fondo a volte basta solo una piccola spinta (splendidamente interpretata da una non troppo vecchia zia incazzata al telefono) per ritrovare se stessi.
48 numeri sono già passati sul fronte editoriale italiano. Questo mese verrà tagliato il traguardo dei 50 numeri(in effetti è come arrivare secondi, tagliare un traguardo che è già stato tagliato) più o meno in corrispondenza con l'uscita di Spider-Man 2 nelle sale cinematografiche.


In quarant'anni di fumetti Spidey non ha ancora un grido di battaglia, nè tantomeno Bendis gliene ha trovato uno (e credo si debba tirare un sospiro di sollievo e ringraziarlo anche per questo). Ora...perchè dovrei trovarne uno per concludere? 

Cosa? 
Gabba Gabba Hey? oO

lunedì 12 dicembre 2011

Un tempo creavano miti

Stan Lee ha messo mano alla creazione di alcuni tra i personaggi più importanti e fondamentali del comico internazionale. Che piaccia o meno ha dato una svolta al fumetto e cambiato il modo di intendere il supereroe e le storie che lo riguardano.
Che poi, intendiamoci, posson piacere o meno, e sono d’accordo sul fatto che il protrarsi ad libitum di una serie possa essere un errore. Ma il punto è un altro. 
Stan Lee è co-creatore di personaggi come i Fantastici Quattro, Spider-Man, Hulk, Thor, Iron Man, X-Men, Daredevil, Doctor Strange.

Stan Lee è tra quegli autori che hanno umanizzato il supereroe, hanno complicato la sua vita, l’hanno resa banale, difficile, assurda, problematica, talvolta felice. Simbologia come se piovesse.

L’ultima “fatica” creativa di Stan Lee è questa roba qua:


Dalla collaborazione con Yoshiki (batterista/pianista e mente di X-Japan, Violet UK, S.K.I.N.)  Lee tira fuori dal cilindro questo musicista che viene trasformato in una specie di superninja da un fulmine che – attenti che qui arriva il divertimento – lo colpisce dopo aver colpito un pipistrello. Nel punto dove Yoshiki (eh si) è stato colpito compare un tatuaggio a forma di drago (???). Questo per fermare l’armata oscura di Oblivion dalla distruzione della Terra.
No comment.

Quanto poi si pensa che il peggio sia passato c’è una bella pagina con un virgolettato di Lee:

“When I met Yoshiki, I was so impressed with his musical talents and unique creative eye that I knew immediately I wanted to work with him on something special where we could combine both our strenghts. Creating a music super hero character was the natural evolution of our efforts.”
Sono io o non c'entra niente?! Se uno è un buon musicista è automaticamente uno con cui lavorare per scrivere un fumetto? 
Di nuovo "Il Sorridente" di mostra di non starci più con la testa. Ancora una volta l’innalzamento della mortalità sembra non essere un fattore universalmente positivo.

martedì 29 novembre 2011

Shrapnel post

Mentre aspetto di potervi dire qualcosa di nuovo vi dirotto su alcune recensioni di materiale piuttosto interessante che ho preparato negli ultimi tempi per Comicus.
Sono in gran parte albi provenienti dall'ultima edizione di Lucca Comics & Games (edizione di cui mi sarebbe piaciuto scrivere una specie di diario di bordo giornaliero, macché...) e sono tutti interessanti per un loro motivo, non ultimo quello di aver attirato la mia attenzione.
Cominciamo con due pezzi, uno più datato e uno più recente, dedicati al GG Studio, giovane etichetta italiana sbarcata da poco anche negli States, di cui ho analizzato Extinction Seed #0 e The One #3, nella sua nuova edizione cartonata da libreria.
È poi la volta di due piccole autoproduzioni di pregiata fattura, a partire da Eschaton #1, prima parte della nuova serie annuale firmata dal duo Lise-Talami, che vi porterà in un futuro postapocalittico fatto di padri e piadine; si continua con Amenità - Capitolo 1: Dinosauri, pregevole albetto realizzato da autori vari a tematica dinosauresca.
Si conclude il tutto con l'opera prima di Francesco D'Isa, il tozzo volume semplicemente intitolato I., dissertazione/indagine di un poliedrico personaggio sulla propria identità.
Buona lettura!

venerdì 18 novembre 2011

Rispetto per i morti

Il fumetto è un microcosmo che negli anni ha cercato di disabituarci alla fissità delle cose. Specie per certo fumetto mainstream non è mai detta l’ultima parola, specie quando la parola è “fine” o “morte”.  Un caso a parte è, invece, quando “fine” e “morte” vengono a coincidere.
Un episodio celebre è questo:


Sfortunatamente non sono più in grado di rispettare i ritmi richiesti da una striscia quotidiana. La mia famiglia non desidera che Peanuts venga continuata da qualcun altro, perciò annuncio il mio ritiro
Questo appare sull’ultima striscia realizzata da  Charles M. Schulz (per la cronaca, la M sta per Monroe), pubblicata postuma domenica 13 febbraio 2000 (Schulz era morto il giorno precedente).

Poi accade che esce questa cosa per BOOM!


Sulla copertina di questo speciale numero 0 si legge “NEW STORIES!”, che per chiunque non sappia veramente mezza parola d’inglese significa “nuove storie”. Ora… eeeeh?

La mia famiglia non desidera che Peanuts venga continuata da qualcun altro

Non mi ha convinto fin dall’inizio. L’operazione fa storcere il naso, però magari – ho pensato – si sforzano di fare un lavoro fatto bene. Come dire, un’aberrazione ben fatta.
Sicché aprendo l’albo, oltre a quattro pagine di “Classic Peanuts”, storie di Schulz ricolorate (in modo un po’ insipido) ci sono due storie nuove (Carnival of the animals di Ron Zorman e Lisa Moore, Woodstock's New Nest di Vicki Scott, Paige Braddock e Lisa Moore) e il preview di un nuovo graphic novel.

La mia famiglia non desidera che Peanuts venga continuata da qualcun altro

La cosa che mi disturba di più è il cambio di formato. Tradizionalista? Nostalgico? Boh… vedere i Peanuts muoversi su tavole formato comic book non fatte da strisce potrebbe esser per qualcuno un gesto di innovazione, ma sinceramente non ne vedevo il senso. Il tutto sembra fatto molto a casaccio, manca lo spessore grafico e culturale di Schulz (ovviamente) e il risultato sono due storie scritte male, che non fanno né ridere né pensare (ma i tempi comici dove li hanno imparati? Al bagaglino?), e disegnate peggio: la linea è sterile, svuotata della sua vibrante emotività originaria, e le grandi dimensioni di figure così tanto semplificate fanno sembrare il tutto molto stupido.
Questo per non parlare dello storytelling, totalmente inappropriato e talvolta anche decisamente errato; si vedano in proposito le ultime due tavole della seconda storia originale, in cui la scomposizione in dodici vignette quadrate è tanto infantile quanto inutile a livello di linguaggio.

La mia famiglia non desidera che Peanuts venga continuata da qualcun altro

Questo per non parlare dell’anteprima di Happiness is a warm blanket, Charlie Brown!, graphic novel in uscita ora. Non parliamone. Meglio archiviare tutto, come se fosse stato un brutto sogno.

La mia famiglia non desidera che Peanuts venga continuata da qualcun altro

Che brutto mondo.

venerdì 11 novembre 2011

10 cose che non dovrebbero mancare in un fumetto pt.3: consapevolezza del linguaggio

Parlo di linguaggio riferendomi, ovviamente, non alla parola. Il fumetto come linguaggio, medium se vogliamo. Perché se negli anni d’oro il fumetto ci mise un attimo a dimenticarsi della realtà per abbracciare il linguaggio dell’arte, del cinema, del sogno, una volta trovata una propria dimensione per molti è stato considerato come qualcosa da esplorare solo ed esclusivamente a livello di contenuti.
Bisogna tenere sempre a mente che le sue potenzialità sono infinite, e che il suo unico limite è nella mente di chi lo crea… ed è anche facile infrangerlo, volendo, perché risiedendo nella mente basta applicare quella pressione in più da far saltare il blocco.

Richard McGuire. Richard McGuire è uno che ha ben capito questo concetto. Come lui molti altri, ma hanno dovuto spendere molte pagine per dimostrarlo, mentre a McGuire sono bastate le sei pagine di Here (pubblicato nel 1989 sul primo numero di “Raw” vol.2). Di cui non parlerò, perché le potete trovare qui sotto (o a questa pagina di The Comics Bureau, assieme al cortometraggio tratto da Here) e preferisco lasciare che parlino da sé. 

[ovviamente cliccate per ingrandire]








venerdì 28 ottobre 2011

Un po' di cose mentre s'invaligia

Si è sempre più complesso. Nel mentre ora s'invaligia cose per Lucca, che ancora non ho capito cosa portare.
Visto che non ho avuto tempo di scrivere contenuti "originali", e che il post 101 ha avuto una grab carica con l'ultimo TP di Unknown Soldier direi che oggi posso limitarmi a segnalare un po' di cose, facendo la figura di quello che ha fatto pur non avendo niente di appositamente scritto.

Incominciamo con l'ultima cosa approdata sulla rete ma che storicamente è nata prima, vale a dire l'intervista a Moreno Burattini pubblicata su La Luna di Traverso uscita per lo scorso Parma Fantasy. Un numero già di per sè cazzuto, perché per la prima volta apre in modo esplicito al fumetto e perché le brevi storie pubblicate sono buone.
Un numero impreziosito da una cover d'eccezione, realizzata per l'occasione dai tipi di Lateral Studio.
Un numero che può vantare, come chicca, l'intervista a Moreno Burattini, per l'appunto, che si concentra sulla scrittura per il fumetto, sul suo rapporto con la scrittura di narrativa, e cerca in qualche modo di metterne a nudo i punti principali.

Seguono a ruota tre speciali realizzati per Comicus che hanno saputo sottomettere il poco tempo disponibile per realizzarli, diventando qualcosa di compiuto e gradevole.

Il primo, sempre procedendo dal più datato al più recente, è dedicato a 99 Giorni, graphic novel noir scritto da Matteo Casali e disegnato da Kristian Donaldson per la collana noir di Vertigo (Vertigo Crime). Intervista a Matteo e tavole in anteprima esclusiva del volume italiano, che chi è a Lucca oggi potrebbe già stare stringendo nelle mani.

Il secondo è dedicato a Erotico Nero ambizioso e - a mio parere - ben riuscito tentativo di un manipolo di autori italiani di realizzare una breve raccolta di racconti erotici dallo sguardo oscuro, cosa che i sei autori coinvolti (Susanna Raule, Valentino Sergi, Adriano Barone, Simone Buonfantino, Dario Viotti e Valentino Biagetti) sono riusciti a fare affrontando un argomento storicamente delicato senza sembrare dei maniaci o dei bambini di 5 anni. Anche questo volume sarà un'uscita lucchese, quindi accalcatevi allo stand Absoluteblack per comprarlo!

Last but not least, uno speciale su Nirvana, la nuova (mini)serie di Emiliano Pagani e Daniele Caluri (autori di Don Zauker ma anche di tante altre cose) pubblicata da Panini e, indovinate un po'?, anch'essa in uscita a Lucca.

Detto questo... buona lettura e alla prossima settimana! (si spera)