giovedì 21 maggio 2009

JONAH MARTINI

JONAH MARTINI (2008, Edizioni ReNoir, brossurato, 96 pagine in seppia, rosso e colori, € 12). Sceneggiatura di Alex Crippa, disegni di Alfio Buscaglia.


Jonah Martini, ovvero Le Missionaire, ovvero il ritorno di Alex Crippa.
Jonah Martini non è quello che vi aspettate. Non importa cosa in realtà vi aspettiate, non è quello.
1938. L’apparizione di un angelo nel monastero di Montelago e la conseguente guarigione di undici malati di colera attira l’attenzione della Chiesa di Roma. Viene così inviato un “indagatore dei miracoli”, come lo stesso Martini si definisce, a cercare di far luce sulla verità; una verità sepolta sotto la chiusura dell’ecosistema di un piccolo paese, sotto la dittatura fascista, sotto le tradizioni mistiche di una piccola comunità rurale e sotto i suoi segreti più intimi.
La ricerca di Jonah Martini è tuttavia una doppia ricerca. «La Fede non si spegne da un giorno all’altro. Non puoi congedarti quando vuoi. Dio non è un esercito da cui puoi disertare. Tanto tempo fa il Signore mi ha chiamato e io ho risposto. Io non ho abbandonato Dio e Lui non ha abbandonato me. Ma la sua voce, ora, mi giunge lontana. Troppo lontana». Con queste parole (pag. 6) è lo stesso protagonista a confessare al lettore i propri dubbi. La scrupolosa indagine del miracolo di Montelago, di conseguenza, diviene molto più che una ricerca della verità, poiché ad essa è legata l’identità stessa dell’ex missionario.

Continua così il percorso di scavo di Crippa, come già in 100 Anime, Nero, il potente Come un cane e nella sua ultima fatica, il palindromo ArcasacrA.
Scandita dal monologo interiore del protagonista, in modo scorrevole ma dettagliato e assolutamente gradevole alla lettura, la storia si sviluppa attorno alla doppia ricerca da lui condotta, alla ricerca di una verità che può essere scomoda e meno piacevole di una “bugia bella”, ma che nonostante tutto egli persegue più per sé che per le gerarchie ecclesiastiche.

Accanto a Crippa la mano di un veterano del fumetto italiano. Non conosco molto, mea culpa, l’operato di Alfio Buscaglia, già disegnatore di 100 Anime, ma ho molto apprezzato il suo bianco e nero nell’ormai antica miniserie Goccia Nera (Star Comics). Espressivo nella sua semplicità e pulizia di tratto, potente nelle vedute e nelle ambientazioni, evocativo nelle sequenze abbozzate che fungono da flashback, Buscaglia dimostra di essere un autore efficace sia nella quiete delle scene tranquille che nella concitazione di quelle di azione o di ricerca. Sua anche la colorazione che si fa apprezzare soprattutto nelle ambientazioni. L’edizione di ReNoir propone ai lettori italiani una virata in toni seppia della storia, che ne accresce il senso di realismo e di aderenza al periodo in cui è ambientata. L'eliminazione del colore (eccezione è la tavola di appunti a pagina 50) mette ancora più in risalto le tre scene ambientate nella camera oscura, mantenute in un rosso dal peso simbolico quasi milleriano, accrescendo il significato dei momenti nodali della ricerca.
Non amando tuttavia (salvo casi eccezionali) la colorazione in digitale, mi riesce difficile innalzarla al livello del disegno dell’autore, per la sua sostanziale omologazione ad un uso tradizionale del colore, laddove è la novità dello stesso mezzo, io credo, ad esigere un suo utilizzo innovativo; senza scomodare i mostri sacri penso, più semplicemente, ad un autore come Frazer Irving, la cui sapiente stratificazione continua di layer porta ad effetti veramente notevoli. Ma forse è solo una questione di gusti.

Quello che ne esce è fumetto piacevole da leggere e in grado di far riflettere. Punto di forza è un personaggio dal grande spessore psicologico, una sorta di anziano Dylan Dog (a cui la formula “indagatore dei miracoli” altro non è che un omaggio) meno spaccone ma più tormentato dal vuoto. La scomparsa (totale o parziale) di Dio diviene, come del resto nel romanzo novecentesco, scomparsa di senso sul piano della realtà, trasferito nell’interiorità. Da qui l’indagine. Da qui la ricerca di un “io”, sia esso immutato, evoluto o involuto, come conseguenza di una perturbazione causata da una situazione di crisi. Allo stesso modo del romanzo (quale di fatto è) Jonah Martini narra il cammino di ricostruzione di un io e di una verità che si trova tra gli strappi della realtà.

3 commenti:

alex crippa ha detto...

non avevo dubbi...hai colto nel segno, come sempre. "un anziano Dyd tormentato dal vuoto" credo sia la definizione più azzeccata di tutte.
grazie!

Cecilia ha detto...

Ciao Alfredo!
Vedo che i fumettisti, di professione o no, stanno optando quasi tutti per blogspot. Come mai? Anch'io, visto ormai il declino di splinder, stavo pensando di farci un pensierino, ma per adesso non mi sono ancora decisa.
Complimenti per il nuovo blog e per la bella recensione (tra parentesi ho letto di tutte le recenti faccendazze di editori e diritti che hanno coinvolto il povero Crippa).
Ti posso aggiungere su facebook?

alfredo goffredi ha detto...

alex: thanks :°)

cecilia: ciao! a quanto pare splinder viene denigrato e i pesi massimi finiscono tutti qua. quindi è necessario ci finisca anche tu ;)
grazie per i complimenti (si, gli hanno spaccato le palle a alex, ma sul suo blog, oggi, una piacevole et entusiasmante buona novella).
per FB come vedi ho già accettato.
alla prossima!